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CPL. La chimica per l'industria tessile. Intervista a Marco Lanzetti – CEO CPL Chimica.
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CPL. La chimica per l’industria tessile

Intervista a Marco Lanzetti – CEO CPL Chimica

A cura di Luigi Torriani

CPLAzienda chimica comasca fondata nel 1974, con sede centrale nel comune di Luisago, CPL è specializzata nella produzione e distribuzione di prodotti chimici per l’industria tessile.

Il core business di CPL è rappresentato dai prodotti chimici di base e prodotti ausiliari per le industrie del settore tessile. Dal punto di vista tecnico come si è evoluto il comparto negli anni, anche alla luce delle crescente importanza che il tema dell’ecologia e della sostenibilità ambientale ha acquisito in ambito tessile?

L’azienda è stata fondata nel 1974 da mio padre Paolo Lanzetti, ancora oggi amministratore della società. Le origini di CPL risalgono però alla prima metà del Novecento e all’esperienza di mio nonno, che era laureato in farmacia e in chimica, aveva acquistato una farmacia a Como e aveva perfino creato un brevetto per fare dei solfuri, brevetto poi venduto. Alla distribuzione di chimici e ausiliari tessili del periodo prebellico, mio nonno aveva aggiunto anche – tra il 1946 e il 1949 – la vendita di coloranti in Germania, prodotti che le industrie tedesche – a causa delle sanzioni di guerra – non potevano vendere direttamente in quegli anni. In questo contesto e a partire da queste esperienze nasce CPL, fondata da mio padre (anch’egli laureato in chimica, come me e come mio nonno) e portata avanti oggi, oltre che da me, anche da mia sorella.

Siamo partiti dalla chimica di base e abbiamo poi puntato molto anche sugli ausiliari tessili. Per molti anni siamo stati solo distributori, e lavoravamo soprattutto con i prodotti della multinazionale tedesca Stockhausen, ma nei primi anni Duemila – dunque circa quindici anni fa – abbiamo deciso di mollare i marchi e di lavorare in proprio, diventando a tutti gli effetti un’azienda chimica di produzione. Oggi facciamo noi i prodotti in azienda, abbiamo creato un laboratorio con tutte le competenze necessarie e abbiamo una filiera completa e integrata al nostro interno, in un’epoca come la nostra nella quale è invece “di moda” esternalizzare sempre di più. Facendo tutto al nostro interno abbiamo la possibilità di essere molto flessibili, di puntare sulla qualità del servizio al cliente e di lavorare anche su prodotti ad hoc. Inoltre il fatto di avere sempre creduto nell’Italia (e di avere puntato – in controtendenza – sulle aziende italiane) ci sta dando dei paradossali vantaggi, perché la globalizzazione e la crisi hanno ridotto la concorrenza delle multinazionali del settore nel nostro Paese, aprendo per noi crescenti spazi di mercato. I potenziali clienti sono meno (perché molte aziende tessili comasche hanno chiuso), ma la concorrenza per noi è calata drasticamente.

Il tema dell’ecologia e della sostenibilità ambientale è sicuramente l’aspetto centrale alla base dell’evoluzione del nostro settore negli ultimi anni. Nell’ambito della chimica per il tessile è in atto un cambiamento epocale, è stato necessario modificare molte formulazioni, molti prodotti sono stati eliminati perché ritenuti tossici o non rispettosi dell’ambiente in seguito a nuove leggi e regolamenti introdotti a livello nazionale e internazionale. Oggi si guarda anche e soprattutto al profilo eco-tossicologico del prodotto chimico, ed è una novità recente perché fino a pochi anni fa non era così. E attenzione: non di rado le richieste dei nostri clienti (e a monte i brand più famosi) superano – dal punto di vista ecologico – i paletti fissati dalle leggi, e arrivano ad essere più esigenti delle normative stesse. Tutto questo avviene per una ragione molto semplice: oggi il tema della sostenibilità ambientale è fondamentale per la reputazione di un’azienda tessile, e gli imprenditori del settore fanno a gara per accreditarsi come produttori ecosostenibili presso gli operatori di settore, il pubblico e le associazioni ambientaliste come Greenpeace. Ma il fenomeno non è soltanto una questione di facciata; sicuramente c’è in gioco anche una sensibilità reale, una sensibilità che di fronte a certi problemi è cambiata e si è consolidata.

Nella nostra realtà, noi stiamo effettuando più controlli sulle materie in ingresso e sulle nostre formulazioni, avvalendoci anche di laboratori esterni accreditati, per dare un’evidenza oggettiva e un supporto concreto alle dichiarazioni di conformità alle diverse MRSL, una tra tutte quella di ZDHC a cui abbiamo aderito inserendo i prodotti nella piattaforma GATEWAY.

Inoltre abbiamo fatto un grande investimento lo scorso anno, per lavare e riutilizzare gli imballi, ove possibile, dei nostri prodotti. In questo modo è calato enormemente il numero di imballi gestiti come rifiuto e l’acquisto di quelli nuovi.

Stiamo quindi cercando, a piccoli passi, di concretizzare nella nostra realtà aziendale la nostra politica ecosostenibile.

 

CPL ha in catalogo anche prodotti chimici per altri settori (trattamento del legno e della plastica, depurazione acque, automotive, lavanderie industriali, industria conciaria). Quando e perché avete scelto di espandervi in altri settori e quanto è stata importante questa estensione per la crescita del business?

Noi ci sentiamo e di fatto siamo oggi al 100% un’azienda chimica, con una produzione interna completa e in grado di coprire tutte le fasi e i passaggi della filiera. Abbiamo scelto dunque – qualche anno fa – di espanderci anche in altri settori, perché eravamo e siamo già pronti per rispondere a qualsiasi esigenza in qualsiasi comparto, e non solo nel tessile. Quello che conta è la competenza chimica, e noi la mettiamo a disposizione del cliente, a qualsiasi ambito appartenga, e cerchiamo di cogliere tutte le occasioni che si presentano. È chiaro comunque che il nostro core business era e rimane quello legato al mondo tessile.

 

Quello di Como resta ancora oggi un distretto tessile importante e conosciuto in tutto il mondo, ma gli anni d’oro del tessile comasco sono lontani. Il mondo è cambiato e certamente non è possibile risolvere “a tavolino” le grandi questioni legate alla globalizzazione e a una profonda evoluzione del mercato. Si può, tuttavia, lavorare al meglio per migliorare la situazione. Quali potrebbero essere, ragionando in modo realistico, le idee e le opportunità da cogliere per rilanciare il marchio Como nel settore tessile?

Il distretto tessile di Como ha vissuto in passato anni fantastici, una stagione meravigliosa nella quale tutto andava a gonfie vele e il business era sempre ai massimi livelli. Poi il mondo – come sappiamo – è cambiato, e la globalizzazione e la crisi hanno reso molto difficili delle cose che prima sembravano ovvie e scontate. Oggi nessuno viene a comprare a Como solo perché si chiama “Como”, e le aziende tessili che sono sopravvissute devono offrire un valore aggiunto se vogliono tornare ad essere competitive, devono dare qualcosa in più rispetto ai concorrenti asiatici o di altre aree del mondo, non possono semplicemente fare leva su un passato glorioso ma ormai lontano e dimenticato. Oggi bisogna fare rete e collaborare per rilanciare il marchio “Como”, trovando dei nuovi asset strategici su cui puntare. Io penso in particolare a due elementi su cui le aziende tessili comasche dovrebbero a mio avviso concentrarsi: da una parte la stampa inkjet, dall’altra il tema – di cui abbiamo già parlato – dell’ecologia e della sostenibilità ambientale. Como deve innanzitutto  accreditarsi a livello internazionale come la digital valley della stampa inkjet, un comparto nel quale siamo già leader nella produzione ma che non viene valorizzato adeguatamente a livello pubblicitario e di comunicazione. Poi c’è il tema – più generale – dell’ecologia, che oggi è fondamentale e sul quale bisognerebbe mettere l’accento sempre di più, valorizzando l’immagine di Como nei termini di un distretto tessile eco-sostenibile e all’avanguardia sul tema del rispetto dell’ambiente. È chiaro che per fare tutto questo è necessario investire cifre importanti nel marketing, e non è la singola azienda a poterlo e a doverlo fare ma l’intero distretto tessile comasco, da intendersi come un sistema che torna a sviluppare sinergie e a fare fronte comune per il bene di tutti.

 

Oltre a Como, quali sono e quali potrebbero essere – in Italia e all’estero – le aree per voi più interessanti dal punto di vista commerciale, oggi e in prospettiva?

Oggi noi vendiamo principalmente a Como e nel resto d’Italia, e siamo tra le aziende leader di settore nel nostro Paese. Stiamo ragionando da tempo sulla possibilità di espanderci in mercati esteri, e credo che oggi i tempi siano maturi per puntare anche sull’export, che riguarderebbe comunque l’Europa e non i Paesi extraeuropei, almeno sul breve termine. Dobbiamo individuare i referenti giusti per costruire una rete commerciale e tecnica in grado di sostenere adeguatamente un’espansione al di fuori dei confini italiani. CPL Chimica è infatti un’azienda che ha come principale punto di forza la capacità di presidiare il territorio seguendo ogni cliente nel migliore dei modi e offrendo un’alta qualità del servizio. Se vendiamo all’estero dobbiamo essere innanzitutto in grado di riproporre – in altri contesti – le caratteristiche e i pregi che ci hanno consentito di diventare competitivi in Italia.



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