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DotWit. La Digital & Web Agency di Milano. Intervista a Francesco Robustella
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DotWit. La Digital & Web Agency di Milano

DotWit. La Digital & Web Agency di Milano

Intervista a Francesco Robustella – Business Development & Project Manager DotWit (Network Datasys)

A cura di Luigi Torriani

DOTWIT –Brand del Gruppo Datasys Network & Datatex., DotWit è un’agenzia in grado di supportare a 360 gradi le aziende nella costruzione del proprio ecosistema digitale (digital design, engineering application, digital marketing, content creation, branding, social media). DotWit può contare oggi su un team di dieci persone, con forti prospettive di crescita per i prossimi anni.

Quando si parla di web per le aziende si pensa al classico sito internet e alla pubblicità sui social media. DotWit nasce invece come agenzia che parte da un approccio olistico alla digital transformation e si offre come interlocutore unico in grado di plasmare un vero e proprio ecosistema digitale per l’azienda cliente. Che cosa significa – in concreto – approcciare il mondo del web a 360 gradi?

Molti clienti che hanno firmato con DotWit hanno scelto noi anche perché sono stati scottati da esperienze passate. Che cosa vuol dire “scottati”? Vuol dire – quasi sempre – una cosa ben precisa: che erano stati seguiti da agenzie con una visione ristretta e parziale. Lo sviluppo di un ecosistema digitale completo richiede almeno otto figure professionali: back-end developer (crea i motori e le infrastrutture informatiche); front-end developer (sviluppa la parte relativa all’interfaccia utente); web designer (si occupa dell’architettura e dell’aspetto visivo dei progetti web); social media manager (è colui che crea la web reputation, gestisce i canali social ed è in costante contatto con l’ufficio marketing dell’azienda committente); grafico (si occupa dei colori, delle immagini e di tutti gli aspetti grafici inerenti la comunicazione sui siti e sui social); copywriter (si occupa dei contenuti, ossia di tutti i testi e i messaggi comunicativi, sui siti e sui social); seo (è il tecnico che fa sì che il sito sia ben indicizzato nei motori di ricerca); sem (gestisce le campagne di advertising sui social e su tutti gli altri canali web).

Approcciare il web a 360 gradi – per un’azienda – significa essere seguiti da un team (è il caso di DotWit) che è in grado di mettere in gioco tutte queste competenze. Il singolo professionista o la piccola agenzia con due o tre persone possono fare alcune cose magari molto bene ma hanno inevitabilmente un approccio parziale, e creare internamente una squadra completa è troppo costoso per un imprenditore.

Poi c’è un altro senso del termine “olistico” applicato al modo di lavorare di un’agenzia web: mettere al centro non più – come era un tempo – la multicanalità (gestione dei diversi canali di comunicazione come sfere separate) ma l’omnicanalità (strategia di marketing integrata a 360 gradi che non considera il digitale come un mondo a sé stante perché oggi tutto è interconnesso e online e offline sono tra loro continuamente legati e comunicanti).

 

Quando intervisto imprenditori di aziende che operano esclusivamente in ambito B2B mi capita spesso di ascoltare un ragionamento di questo tipo: “capisco che il web marketing è importante, ma per chi vende al pubblico. Noi siamo produttori puri, i nostri clienti sono aziende, per cui trovo più sensato investire sulle fiere e sui canali commerciali tradizionali. I social media sono fondamentali oggi, me ne rendo conto, ma non per noi”. Perché è sbagliato – se è sbagliato – questo modo di vedere le cose?

La risposta è molto semplice: il marketing serve per comunicare e per vendere, e oggi la quasi totalità delle persone cerca sul web informazioni, prodotti e servizi di qualsiasi genere e attraverso il web decide che cosa comprare. Anche i decisori delle aziende (imprenditori, dirigenti e manager) sono persone come tutte le altre e fanno ricerche sul web, e non cercano solo cose riguardanti la loro vita privata e i lori hobby ma anche questioni che concernono la propria attività professionale e il mondo delle aziende e del business. In un marketing di tipo B2B si fanno – naturalmente e giustamente – delle scelte diverse rispetto al marketing B2C, e ci sono dei canali (per esempio Linkedin) che possono assumere un’importanza maggiore, e altri (per esempio Facebook) che possono assumere un’importanza minore. È importante valutare caso per caso, ma una cosa è certa: l’imprenditore che pensa di potere fare a meno del web marketing perché non vende al dettaglio fa un grosso errore, perde molte opportunità in termini commerciali e non offre una buona immagine della propria azienda.

 

Ci sono aziende, anche di dimensioni e fatturati importanti, che si affidano per l’area web al freelance sotto casa che costa poco o addirittura al parente o all’amico che a tempo perso cura la pagina Facebook o Instagram dell’azienda. Mentre – ovviamente – nessun imprenditore ha mai pensato di poter procedere in questo modo per il proprio gestionale ERP, quando si parla di web un’idea ancora oggi diffusa è che si possa tutto sommato ottenere dei buoni risultati senza “impegnarsi” più di tanto. Quali sono gli errori e gli “orrori” più frequenti che questa mentalità genera nel contesto della presenza web delle aziende?

L’errore principale – come ho già detto – sta nella mancanza di una visione olistica nell’approccio alla digital transformation e nella tendenza a lavorare in modo parziale, curando per esempio bene la parte social media e male il website, oppure facendo e-commerce ma senza un’adeguata integrazione con il gestionale, e via dicendo. L’errore non è tanto da parte del “freelance sotto casa”, che fa quello che può e non ha evidentemente la possibilità di fare bene tutto senza un team alle spalle. L’errore è dell’azienda che si rivolge al freelance o al parente o all’amico anziché scegliere un’agenzia web più strutturata. Finché si tratta di promuovere sul web un negozio o una piccola realtà locale può andare benissimo il freelance amico, ma quando vedo aziende da 20 o 30 milioni di fatturato che non si rivolgono a un’agenzia web seria per curare la propria immagine sul web, mi metto le mani nei capelli.

Per quanto riguarda quelli che tu chiami “orrori”: ce ne sono tanti, ma due in particolare mi colpiscono negativamente. Il primo (il peggiore) è sicuramente l’autocelebrazione sui social. Quando leggo post di aziende con frasi come “siamo i migliori, “siamo al top!”, “siamo a dei livelli altissimi”, e simili, mi viene da vergognarmi per chi li ha fatti. La comunicazione aziendale sui social deve essere velata, deve far capire i pregi e i punti di forza dell’azienda, non può gridarli come se fossimo al mercato. Il secondo “orrore” è la scarsa usabilità di un sito. Anni fa era un fenomeno frequente anche ad alti livelli, e nel settore dell’alta moda e del fashion – per esempio – c’erano dei brand importanti che avevano siti   molto belli esteticamente, notevoli al colpo d’occhio ma scomodissimi per l’utente, lenti, arzigogolati, pleonastici. “È bello ma non balla”, come dice il detto popolare, e sicuramente un sito impostato correttamente deve invece “ballare”, cioè deve essere facilmente fruibile per chiunque, e non deve mai diventare pacchiano o eccessivo.

 

Quali sono i progetti più interessanti firmati DotWit? Quali sono i lavori tecnicamente più importanti realizzati sinora, e quali potrebbero essere le nuove sfide con cui misurarsi in futuro?

Dal punto di vista informatico (dello sviluppo e dell’applicazione) voglio citare due progetti targati DotWit che secondo me sono stati particolarmente interessanti: Qubì e Scar. Qubì è un software web-based in cloud per la gestione e il controllo dei costi nel mondo della ristorazione. È un prodotto innovativo ed è ad oggi un unicum: non esiste al momento sul mercato un’altra applicazione così semplice e così ricca di informazioni per gestire il problema degli sprechi alimentari. Scar è un’applicazione web per l’efficientamento energetico degli impianti della GDO e del settore industriale, ed è stato il primo progetto di IoT (Internet of things – Internet delle cose) realizzato da DotWit, con l’inserimento di algoritmi di Machine Learning.

Per quanto riguarda invece i social media e il web marketing ci tengo a sottolineare in modo particolare due progetti: Nordkapp Adventures e DRIVEgum. Nordkapp Adventures è un talent show televisivo (va in onda su Marcopolo TV) che propone viaggi e avventure in moto per over 60 (negli scorsi anni a Capo Nord, nel 2019 in Russia). Con il team di DotWit abbiamo creato da zero tutta la comunicazione per Nordkapp Adventures (logo, branding, piano editoriale, social media marketing), e siamo riusciti a creare un forte engagement in una fascia di pubblico non semplice. DRIVEgum è una startup in forte crescita che propone chewing-gum energizzanti e che ha scelto DotWit per lanciare sul mercato il prodotto. Anche in questo caso siamo partiti praticamente da zero e stiamo lavorando per far conoscere il nuovo brand, con risultati al momento molto soddisfacenti.

Circa le “sfide con cui misurarsi in futuro”: DotWit ha già creato – e sta ampliando – una squadra di giovani ingegneri informatici in grado di affrontare al meglio le nuove frontiere in tema di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Marketing Automation. Il futuro in realtà è già qui, e stiamo già sviluppando un primo progetto di intelligenza artificiale targato DotWit: un algoritmo per aiutare le aziende tessili ad essere più ecologiche ed ecosostenibili.

 

Quali sono tra i grandi imprenditori e manager i tuoi modelli, i punti di riferimento e le fonti di ispirazione, sia in generale sia – più specificamente – nell’ambito dell’informatica e delle nuove tecnologie?

Parlando in generale vorrei citare la figura di Brunello Cucinelli, il re del cashmere, personaggio che sa unire filosofia e business. Secondo me nelle scuole dovrebbero insegnare a tutti la filosofia e il marketing: la filosofia per imparare a capire meglio se stessi e gli altri, il marketing per imparare a difendersi dalle fake news e per sviluppare la capacità di proporsi al meglio.

Nel mondo dell’informatica e delle nuove tecnologie scelgo due grandi imprenditori: Steve Jobs e Elon Musk. Steve Jobs perché è il modello dell’imprenditore che crede totalmente in quello che fa, perché ha rivoluzionato la storia dell’informatica e perché ha posto in primo piano un mix inedito di bellezza, semplicità e usabilità dei prodotti. Elon Musk per la visione futuristica e per il coraggio nell’affrontare senza paura progetti estremamente difficili.



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