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Ongetta. La torcitura della seta - Intervista a Andrea Ongetta – CEO Ongetta Srl
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Ongetta. La torcitura della seta

Ongetta. La torcitura della seta

Intervista a Andrea Ongetta – CEO Ongetta Srl

A cura di Luigi Torriani

ONGETTA SRL – Storica azienda italiana con stabilimento produttivo a Ponte di Piave (Treviso) e uffici commerciali a Fino Mornasco (CO), Ongetta Srl è una delle aziende leader a livello mondiale nella torcitura del filato di seta, e da alcuni anni distribuisce anche tessuti di seta, lino, viscosa poliestere e misti.

I prodotti Ongetta si rivolgono al comparto alta moda. Quali caratteristiche ha oggi il mercato del lusso, come si è evoluto negli ultimi anni e come è cambiata – in conformità con questa evoluzione – la proposta di Ongetta?

Il settore del lusso, che è il nostro settore di riferimento, si è evoluto notevolmente negli ultimi anni, lungo tre direttrici fondamentali di cambiamento:

1 Innalzamento della qualità richiesta

2 Domanda crescente di innovazione nei prodotti

3 Tempistiche di consegna sempre più strette

Tutti e tre questi fattori hanno reso più difficile il nostro lavoro, e la nostra azienda è cambiata per rispondere al meglio a queste problematiche restando competitivi sul mercato. Rispetto ai punti 1 e 2 (innalzamento della qualità richiesta e domanda crescente di innovazione nei prodotti) la nostra risposta si è strutturata in investimenti crescenti in ricerca e sviluppo. Rispetto al punto 3 (tempistiche di consegna sempre più strette) la nostra risposta si è orientata verso una maggiore flessibilità nella struttura aziendale e verso lo sviluppo di capacità di dialogo e collaborazione in tempi rapidi con i clienti, in un contesto – quello attuale – nel quale la programmazione è ormai quasi impossibile.

 

Il tessile è storicamente tra i settori industriali più inquinanti del mondo, insieme al petrolchimico. Negli ultimi anni – tuttavia – si sta lavorando molto per minimizzare l’impatto ambientale, e i temi della sostenibilità e dell’ecologia sono oggi sempre più discussi e considerati. Ongetta è tra le aziende che ha aderito alla campagna Detox di Greenpeace, ed è certificata GOTS per la produzione di filati biologici. Dal punto di vista economico che impatto ha l’impegno su questo fronte? L’ecologia può portare a quali vantaggi dal punto di vista del business per un’azienda tessile? 

Chiariamo subito una cosa: i nostri investimenti sul fronte ecologico sono legati al fatto che crediamo fortemente nel rispetto dell’ambiente, e non rispondono a una logica di calcolo economico. Anche perché è di tutta evidenza che sul breve termine minimizzare l’impatto ambientale è molto più un onere che un beneficio, e determina dei costi che nell’immediato non sono bilanciati da un aumento dei ricavi. Ciò detto, sono convinto che sul medio e lungo termine la nostra politica aziendale di tipo ecologico ci porterà anche dei vantaggi in termini economici, perché la sensibilità sta cambiando, il rispetto dell’ambiente è un tema considerato fondamentale da un numero crescente di persone, e quindi verranno premiate sul mercato quelle aziende che sono maggiormente ecosostenibili, ed è chiaro che chi ha iniziato in anticipo a investire nella riduzione dell’impatto ambientale sarà favorito rispetto a chi dovrà improvvisare delle politiche aziendali che fino a quel momento aveva totalmente evitato.

 

Ongetta è main sponsor del team di motociclismo SIC58 Squadra Corse, fondato da Paolo Simoncelli per ricordare il figlio Marco, tragicamente scomparso nel 2011. Perché avete scelto di portare avanti questa sponsorizzazione? E oltre al motociclismo quali sono gli altri canali marketing (fiere di settore, web) per voi più importanti?

Il nostro impegno con il team di motociclismo SIC58 Squadra Corse nasce da una conoscenza personale di Marco Simoncelli, che sponsorizzavamo ai tempi in cui correva in 125. L’abbiamo visto crescere, ci siamo affezionati nel tempo a Marco e alla sua famiglia, e dopo la sua tragica scomparsa abbiamo voluto riprendere il filo con il padre Marco, investendo in un progetto che è una sorta di scuola o di academy per bambini e ragazzi, anche con la speranza che tra questi giovanissimi possa emergere un nuovo grande campione come era Marco.

 

Perché secondo lei l’Italia stenta ad agganciarsi a una ripresa dell’economia che invece in altri Paesi sta già portando i suoi frutti? E’ un problema imprenditoriale e di tessuto industriale o è un problema politico?

Non voglio entrare nel merito di una situazione politico-economica – quella italiana – che è complessa e attraversata da problemi profondi e non semplici da fronteggiare. Mi limito a una considerazione, della quale sono assolutamente convinto: la classe imprenditoriale italiana è migliore della classe politica. Fare impresa oggi in Italia è difficilissimo: ogni giorno perdiamo competitività rispetto ai concorrenti esteri, e questo non per colpa degli imprenditori italiani – che anzi con le loro capacità e il loro impegno tengono in piedi il nostro Paese – ma per problemi di sistema economico e politico. Una cosa è chiara: oggi per continuare a fare impresa con profitto in Italia è necessario internazionalizzarsi ed essere presenti nel mercato globale, cosa che noi proviamo a fare da anni e fino ad oggi sicuramente con un buon successo e con risultati importanti.