Datasys Magazine | Comunicazione aziendale. Opportunità, errori, orrori
Comunicazione aziendale. Opportunità, errori, orrori. Intervista a Francesca Zambelli
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Startup Africa Roadtrip. L’innovazione per lo sviluppo

A cura di Luigi Torriani

STARTUP AFRICA ROADTRIP – Organizzazione no-profit italiana fondata nel 2017, Startup Africa Roadtrip opera nei settori del digital marketing e del venture capital con lo scopo di sostenere le startup africane e nuove iniziative imprenditoriali in Africa. Può contare sull’aiuto di diverse società partner in Italia, tra cui Dotwit, la divisione web del Gruppo Datasys.

A partire da quali esperienze e alla luce di quali idee nasce Startup Africa Roadtrip? 

RISPOSTA DI ANDREA CENSONI: Startup Africa Roadtrip nasce dal desiderio di portare alla luce una narrativa diversa e ancora poco conosciuta del continente africano, una narrativa che si allontani da stereotipi e preconcetti e che mostri un “altro volto” dell’Africa. Il nostro main purpose è la co-creazione di reti relazionali tra Italia e Africa, che permettano a due mondi estremamente vicini e simili – ma che ancora faticano a riconoscere i propri punti di contatto – di stringere relazioni di business win-win. Da circa tre anni, cerchiamo di costruire ponti per l’innovazione supportando startupper, innovatori, makers e giovani talenti che intendano sviluppare prodotti o servizi ad elevato potenziale e a forte impatto su alcuni dei settori trainanti l’economia locale. La nostra Value Proposition si allontana dall’adozione di un approccio caritatevole e limitato nel tempo, che sposi una metodologia top-down e unidirezionale; adottiamo, invece, la logica della bidirezionalità e dello scambio alla pari: condividiamo le nostre conoscenze (cercando di valorizzare il talento locale e la innata capacità di identificare soluzioni a problemi reali) e ci lasciamo coinvolgere da quello che ci stupisce nei diversi contesti in cui operiamo. Contribuiamo a costruire un ecosistema imprenditoriale collaborativo attraverso lo scambio interculturale, l’ascolto attivo, la condivisione e l’apprendimento reciproco. Realizziamo tutto questo attraverso lo scouting di idee d’impresa, la progettazione di training ad hoc e l’attivazione di connessioni locali e con l’ecosistema italiano.

Quali sono i traguardi già raggiunti da Startup Africa Roadtrip e quali sono i progetti per il futuro? Quali sono – ad oggi – le startup africane più interessanti che avete avuto modo di conoscere e che hanno avuto il vostro sostegno?

RISPOSTA DI LORENZO D’AMELIO: In questi anni è stato importante raggiungere alcuni traguardi umani, professionali e sociali. Startup Africa Roadtrip è, prima di tutto, un’Esperienza che arricchisce umanamente e genera un reale cambiamento nella nostra visione del mondo, grazie all’incontro con l’Altro che – per definizione – è diverso da noi.  In due anni di attività, abbiamo collaborato con diversi incubatori e centri universitari ugandesi e kenyani, incontrando oltre 150 startup e più di 200 attori dell’ecosistema dell’innovazione dell’East Africa tra professionisti, imprenditori, business angels e VCs. Il desiderio è quello di dare continuità al progetto collaborando con partner che permettano di mantenere solido e duraturo il legame tra Italia e Africa. Un esempio in questo senso è rappresentato da Social Innovation Teams – realtà non profit che nasce all’interno del Politecnico di Torino, che ci aiuterà a rendere continuo il nostro investimento in formazione con una mentorship a distanza anche in altri periodi dell’anno, promuovendo viaggi esperienziali per tutti gli studenti che sono interessati all’iniziativa.

Una startup che segnaliamo spesso come esempio è il team di Matibabu, ideatore di un dispositivo che unisce Computer Science e Medicina in grado, attraverso un’analisi digitale e non più analogica, di diagnosticare la malaria – con un potenziale impatto su centinaia di milioni di vite al mondo. La startup è stata menzionata dalla BBC per l’African Prize ed è stata indicata da Google Ventures tra le top 100 al mondo del 2017. Un’altra è ClinicPesa, già supportata dal Governo dell’Uganda e della Germania nonché da Microsoft, con un focus sul micro-credito per incoraggiare la copertura delle assicurazioni, ancora poco culturalmente diffuse in East Africa.

Startup Africa Roadtrip al momento opera soprattutto nei Paesi dell’Africa orientale, e in particolare in Uganda, Kenya e Tanzania. Perché avete scelto – all’interno del contesto africano – proprio questa zona e questi Paesi? E quali potrebbero essere – in Africa – altri Paesi e altri fronti geografici interessanti sui quali puntare in futuro?

RISPOSTA DI ANDREA CENSONI: Nel corso dell’ultimo anno, abbiamo compreso un aspetto importante: nel più generale contesto africano, la percentuale di buone idee e di giovani con potenziale è omogenea. Il Dna degli imprenditori non è concentrato, i progetti interessanti sono equamente diffusi. Non a caso, l’80% degli Africani considera la carriera imprenditoriale come una buona opportunità di sviluppo professionale. Nel 2018, il PIL dell’ Africa orientale è cresciuto di circa il 5,7%, costituendosi come il più alto tra le regioni africane, e si prevede che la crescita economica rimarrà forte, attestandosi al  6,1% nel 2020. I paesi con la crescita economica più elevata sono Etiopia, Ruanda, Tanzania, Kenya e Gibuti.

L’incapacità delle economie africane di trasformarsi strutturalmente, passando da un’agricoltura a bassa produttività a settori non agricoli ad alta produttività, combinata con elevata fertilità e bassa mortalità infantile, ha limitato il cambiamento nella struttura dell’occupazione. La mancanza di salari formali sta costringendo i giovani a cercare un lavoro innovativo nell’agricoltura e nelle imprese domestiche informali. I risultati di “Supporting Entrepreneurship Education in East Africa” (rapporto della University of Nairobi School of Business Kenya) mostrano che nell’Africa orientale c’è una forte inadeguatezza dell’educazione imprenditoriale dei giovani rispetto alle esigenze degli imprenditori, ma è interessante notare che i mercati asiatici e africani stanno registrando la domanda in più rapida crescita per l’educazione all’imprenditorialità sia da parte dei datori di lavoro che degli studenti, basandosi sul presupposto che il successo imprenditoriale richiede un nuovo approccio agli studi commerciali, in particolare per le PMI.

In Africa orientale, in quei Paesi dove la rivoluzione digitale ha portato i governi a dotarsi di sistemi open data prima che in Italia, il paesaggio è dominato dalla Silicon Savannah.

La “Silicon Savannah”, così denominata per la crescita dell’ecosistema dell’innovazione nel territorio, presenta aspetti contrastanti: aree di povertà estrema convivono con zone ad alto potenziale di crescita, incentivata dall’innovazione tecnologica.

La sua capitale? Nairobi, in Kenya, dove le esportazioni legate a servizi tecnologici sono cresciute dai 16 milioni di dollari del 2002 ai 360 milioni del 2010, e dove i cellulari raggiungono il 74% della popolazione e il 99% delle connessioni a internet è da mobile.

Nonostante le diversità culturali ed economiche, la tecnologia è riuscita a unire il continente, ed è innegabile che l’imprenditoria tecnologica in Africa abbia dimostrato che le startup africane stanno creando iniziative di impatto e capitali investibili per risolvere le sfide del continente.

Gli hub tecnologici oggi sono veicoli efficienti non solo per attirare capitali e competenze, ma anche per condurre il dibattito sulla tecnologia e il progresso, e la ricerca GSMA 2018 mostra che dal 2016 il numero di hub tecnologici attivi in tutta l’Africa è cresciuto di oltre il 50%: da 314 nel 2016, oggi sono 442 gli hub attivi nel continente.

Sebbene il 50% degli hub tecnologici sia concentrato in 5 paesi (Sudafrica, Kenya, Nigeria, Egitto e Marocco), quasi ciascuno degli altri Paesi africani ha almeno uno o due hub tecnologici attivi.

Per quanto riguarda l’Africa orientale, i principali paesi per numero di hub tecnologici sono il Kenya e l’Uganda con 30 e 16, mentre in altri Paesi il numero medio è compreso tra 5 e 9.

L’ecosistema è ancora in una fase di immaturità: ci sono attori eccellenti (incubatori, acceleratori, spazi di co-working, fab lab, maker spaces …) ma mancano quelle connessioni che consentono all’innovazione di diventare un “processo sociale”, determinando (paradossalmente) una frammentazione di un ecosistema già di per sè molto piccolo.

Quali sono ad oggi i settori e i comparti più promettenti nelle economie africane? Le startup con le quali avete avuto a che fare operano soprattutto in quali ambiti?

RISPOSTA DI LORENZO D’AMELIO: Sicuramente i settori FinTech, Green Economy e Agritech sono tutti molto interessanti per diverse ragioni. FinTech, innanzitutto, per l’approccio digitale molto dinamico, con un’età media nel continente di 18 anni (in Italia siamo a 45 anni di età media); Energy per la possibilità di unire il digitale e fintech alla necessità di una rete distribuita e leggera come può essere, a network, quella del fotovoltaico. Infine, ma non ultimo per importanza, l’AgriTech, in Paesi dove il settore primario è fondamentale e bastano a volte poche innovazioni (IoT, digital news, ecc.) per incrementare a dismisura la capacità di resa produttiva.

Quali vantaggi può avere un’azienda italiana nel diventare partner di Startup Africa Roadtrip? E quali sono le diverse tipologie di partnership che proponete alle aziende?

RISPOSTA DI LORENZO D’AMELIO: Diverse ragioni strategiche hanno motivato le aziende partner ad accompagnarci lungo questo viaggio. Tra le più importanti possiamo menzionare: la possibilità di avere una visibilità privilegiata  sull’ecosistema innovativo africano, potendo valutare e selezionare con anticipo le idee più promettenti; la possibilità di posizionare il brand aziendale come innovativo ma incline alla Corporate Social Responsibility, promuovendo il tessuto imprenditoriale locale e contribuendo a formare sinergie con quello italiano. Inoltre, abbiamo già ricevuto richieste da aziende partner per prevedere il coinvolgimento di dipendenti in attività di formazione in loco e mentoring da remoto, potendo così generare consapevolezza e favorire processi di spirito imprenditoriale anche all’interno del perimetro aziendale.

In Italia c’è spesso una percezione miope e una visione stereotipata della situazione economica dei Paesi africani. Quali sono gli errori più frequenti nel nostro punto di vista sull’Africa?

RISPOSTA DI ANDREA CENSONI: L’immagine dell’Africa attualmente prevalente nell’immaginario collettivo e nel discorso pubblico in Italia appare fortemente limitata da pregiudizi e scarsa conoscenza dei contesti africani. Un primo, enorme, errore di prospettiva è la pretesa stessa di parlare di una Africa, come se si trattasse di una realtà unica, e non dell’insieme – eterogeneo, ricchissimo e contraddittorio – di 54 Paesi diversi. Mentre non è possibile parlare di una sola Africa, nell’immaginario collettivo italiano esistono, al massimo, due “Afriche”: il Nord Africa (spesso genericamente, e imprecisamente, indicato come Maghreb), e un’Africa nera subsahariana.

 

Ed è quest’ultima a prevalere, nella vulgata, quando si parla di Africa. Un nome che evoca contesti poveri e poverissimi, denutrizione, malattie, mortalità infantile; spesso guerre civili; autorità corrotte e dispotiche; o, magari, luoghi ricchi di risorse del cui sfruttamento non è comunque la popolazione locale ad avvantaggiarsi ma “le multinazionali” (un termine che non identifica organizzazioni precise, ma piuttosto suggerisce oscure entità). Lo stereotipo del bambino denutrito, attorniato da insetti, sullo sfondo di un villaggio di capanne e terra rossa – visto in molte pubblicità progresso – è radicato. Ma questo stereotipo di povertà, sfruttamento, e quindi impossibilità di autonomia e crescita si rivela come l’altra faccia della medaglia dell’Africa che viene a bussare alle porte dell’Europa, via Mediterraneo. Con il portato nel discorso pubblico, e le reazioni, che conosciamo.

Senza possibilità di scambio. Se dire Africa è dire solo povertà e problemi, infatti, l’eventuale incontro non potrà che avvenire nella dinamica top-bottom: noi diamo, loro ricevono, noi insegniamo, loro imparano (forse). Noi li aiutiamo a casa loro, eventualmente. (Notiamo en passant che in questa visione del passato coloniale italiano non c’è praticamente traccia: gli sfruttamenti, le sopraffazioni, le violazioni dei diritti umani realizzate a nostra opera a cavallo tra Ottocento e Novecento sono un grande rimosso della memoria nazionale).

Si tratta insomma di una narrazione che, nella più classica delle visioni etnocentriche, si basa su preconcetti e di preconcetti si alimenta. Al discorso pubblico, del resto, di dati e notizie sul continente africano non ne arrivano molti: chi lo sa, in Italia, al di fuori di una ristretta cerchia di addetti ai lavori e appassionati, che negli ultimi anni i Paesi dell’East Africa vedono tassi di crescita compresi tra il 3 e il 5 per cento annui, trend che si prevede in espansione? Chi ha sentito parlare di Silicon Savannah? Chi sta raccontando l’ondata di innovazione che sta attraversando l’Africa Orientale?

L’ambizione di Startup Africa Roadtrip è, nel nostro piccolo, anche quella di contribuire a cambiare questa narrazione: raccontare un volto diverso di un angolo d’Africa che sta cambiando.

 

 



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