Datasys Magazine | Tessile e abbigliamento. Sguardi sul futuro
Tessile e abbigliamento. Sguardi sul futuro. Intervista al Dr. Prabir Jana – Shahi Chair Professor Industry 4.0 (NIFT – National Institute of Fashion Technology – New Delhi – India)
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Tessile e abbigliamento. Sguardi sul futuro

Tessile e abbigliamento. Sguardi sul futuro

Intervista al Dr. Prabir Jana– Shahi Chair Professor Industry 4.0 (NIFT – National Institute of Fashion Technology – New Delhi – India)

A cura di Luigi Torriani e Costanza Pol

Dal punto di vista tecnologico e informatico quali potrebbero essere in futuro – sul piano della produzione e dell’innovazione di processo – le novità più importanti per il settore tessile e dell’abbigliamento?

Essendo un tecnologo, mi limiterò alla parte manifatturiera del settore tessile e dell’abbigliamento. Inoltre, i miei esempi saranno presi più dal settore dell’abbigliamento e meno dal settore tessile.

Da un punto di vista tecnologico e informatico, l’integrazione dei sistemi di visione con la robotica sarà una delle innovazioni chiave. La maggiore potenza di elaborazione del computer e la miniaturizzazione delle dimensioni del chip stanno rendendo possibili cose che un tempo erano inimmaginabili. Le facoltà di un sistema basato sulla capacità di catturare l’immagine, elaborare l’immagine catturata in una frazione di secondo (proprio come i neuroni nel nostro cervello) e determinare azioni meccaniche dirette sono ora una realtà, e stiamo parlando di qualcosa che è molto simile a un operatore di cucito che sta gestendo / guidando la creazione di tessuto durante il processo di cucitura. Sicuramente la capacità di imitare un operatore di cucito con un robot autonomo sarà una realtà nel prossimo futuro, e il sistema “Autoseam” di Vetron (cinese) e “Vision Sewing of Brother” sono già in movimento sul mercato. La promessa di Softwear Automation di una linea di cucito senza operatore per le T-Shirt rappresenta oggi un punto di svolta, dopo quasi tre decenni da quando la breve linea di cucito senza pilota MITI Japan per la piccola tecnologia da uomo è stata accantonata. Stiamo parlando di cambiamenti rivoluzionari, di un’innovazione dirompente.

Il tessuto, essendo flessibile e poroso, rappresenta una grande sfida, quella di riuscire a raccogliere un singolo strato da una risma di tessuto da qualsiasi dispositivo di estremità meccanico. Il tentativo di meccanizzazione della funzione “pick and place” (scegli e posiziona)  nella cucitura è una sfida aperta da un quarto di secolo, e ancora oggi tutti gli automatismi di cucito esistenti dipendono ancora dal pick & place manuale. Al momento, nonostante siano stati sviluppati (e brevettati) diversi tipi di dispositivi innovativi di raccolta,  nulla è stato sfruttato commercialmente, ma i recenti sviluppi nell’uso della tecnologia di elettro-adesione sono molto promettenti. I modelli funzionanti di Grabit Inc. sono stati sufficienti per marchi come Nike, Esquel Group e Brook Brothers per investire nella tecnologia, e una analoga tecnologia dei sistemi Weitblick è in grado di distinguere tra tessuto e non tessuto durante la raccolta e la selezione. Un’altra area promettente riguarda la protesi e la tecnologia di determinazione delle trame artificiali, che possono svolgere un ruolo importante nell’automazione della funzione pick and place.

Le funzioni di vendita al dettaglio nel settore tessile e dell’abbigliamento sono le prime nell’adozione dell’intelligenza artificiale, semplicemente per la facile disponibilità di dati. Esistono già soluzioni di questo tipo (per le funzioni di vendita al dettaglio) nell’ecosistema start up globale sovraffollato, che presto si appiattirà. La produzione è relativamente intatta, alcune delle funzioni che verranno automatizzate prima sono la creazione di modelli, la pianificazione della produzione, il bilanciamento della linea di cucitura, la pianificazione “TnACalendar” e la pianificazione degli ordini di taglio. E a un certo punto praticamente qualsiasi funzione, basata su formule e / o logiche, sarà automatizzata. È interessante notare il maggior  sviluppo che possiamo aspettarci su questo fronte dall’Asia (dove la maggior parte della produzione è attualmente in corso), e noi di NIFT stiamo sviluppando alcune interessanti capacità nell’automazione di funzioni quali ispezione (tessuto e indumento), valutazione dell’operatore di cucitura, simulazione della linea di cucitura, per citare solo alcuni esempi.

La macchina in rete sarà una realtà, tutti i parametri della macchina possono essere modificati e impostati in remoto e centralmente. Ad esempio, il responsabile della qualità per ufficio acquisti seduto presso HK può impostare l’SPI di tutte le macchine in una linea di produzione in Bangladesh tramite Internet, oppure il ppm di tutti i telai in un capannone di tessitura è impostato in remoto tramite Internet, il che aumenterà la standardizzazione e la garanzia di qualità a un livello molto diverso da quello attuale. “IoT application” sarà la chiave per completare il ciclo PDP (Physical_Digital_Physical) di Industry 4.0. Un numero multiplo di sensori integrati o esterni possono inviare dati in tempo reale su diversi parametri della macchina (livello di lubrificazione, ecc.) , continuamente al server centrale (da fisico a digitale), l’algoritmo del computer analizzerà e interpreterà i dati (dal digitale al digitale) e infine l’algoritmo del computer innescherà l’attivazione  di alcune parti meccaniche (dal digitale al fisico). Ci sono alcuni primi modelli commerciali come Brother-IoT, Juki-Janet, nelle macchine da cucire, macchine da taglio a controllo numerico di Lectra o Gerber, telai per tessitura da Itema, ecc. E l’elenco è in continuo aumento.

 

Dal punto di vista dell’innovazione di prodotto quali potrebbero essere le novità più interessanti nei prossimi decenni? Che tipo di tessuti e di abiti avremo, e in cosa si differenzieranno rispetto a quelli attuali? Come vestiranno le persone nel futuro?

La materia prima di base del prodotto, che è il tessuto, sta già subendo enormi cambiamenti, talvolta rovesciando i vecchi stereotipi: il tessuto è ora estensibile, il tessuto in poliestere è ora comodo e la lana è fresca. Le tradizionali caratteristiche fibrotecniche stanno cambiando rapidamente, ogni nuovo tessuto può essere progettato per fornire qualsiasi proprietà secondo la richiesta del cliente, e la qualità delle prestazioni sarà il criterio principale di valutazione di qualsiasi tessuto. E mentre la categoria di abbigliamento per ufficio potrebbe ridursi, esploderà il tempo libero: sempre più persone cercano il benessere, e gli sport all’aria aperta saranno la categoria a cui prestare maggiore attenzione dal punto di vista dell’evoluzione dell’abbigliamento.

È interessante notare che l’innovazione nelle categorie di prodotti è ancora oggi apparentemente assente: la realizzazione di camicie, pantaloni e camicette sembra essere rimasta la stessa per quasi mezzo secolo. Ma il modo in cui eravamo abituati a percepire le categorie di prodotti tradizionali (come camicia, camicetta, pantaloni, ecc.), potrebbe a un certo punto cambiare, e sta già per certi versi cambiando. Se guardiamo al fenomeno dell’athleisure (lo sporty chic, l’unione fra sportswear e abbigliamento formale, la tendenza a indossare anche in occasioni formali abiti sportivi e casual, che fino a qualche anno fa erano relegati alla palestra), notiamo già un cambiamento importante. E inoltre sono arrivate sul mercato negli ultimi anni molte nuove categorie di prodotti, come stringer, nuovi tipi di canottiera, reggiseno a spalle scoperte, oppure il “dhoti” (tipico indumento maschile dell’India) in versione pantaloncino, solo per fare alcuni esempi.

Due delle novità più interessanti, nei prossimi anni, saranno l’eleganza e le funzionalità dei capi: lo stereotipo che l’abbigliamento invernale debba essere “voluminoso” e  “ingombrante” sarà superato. Un capo leggero a strato singolo come una T-shirt con materiale intelligente sarà in grado di fornire una protezione sotto zero a chi lo indossa.

L’elettronica integrata e / o il materiale conduttore renderanno il capo “intelligente” e in grado interagire con gli stimoli interni ed esterni per adattarsi ai cambiamenti di clima e temperatura. In futuro i capi saranno multifunzionali: mentre gli indumenti intimi saranno in grado di monitorare i parametri fisiologici del corpo e innescare azioni appropriate, gli indumenti esterni proteggeranno chi li indossa dai fenomeni meteorologici e avranno una serie di funzionalità particolari.

Guardando al futuro, inoltre, intravedo un crescente successo dei vestiti avvolgenti e aderenti, per vari motivi. In primo luogo, perché consentono un minore consumo pro capite di tessuto (a sostegno degli obiettivi ecologici, già oggi largamente condivisi); in secondo luogo, perché si prestano più facilmente allo scopo di monitorare e catturare i parametri fisiologici del corpo; in terzo luogo, perché sono ottimali rispetto alle tendenze (già in atto) a mescolare spazio di lavoro e tempo libero, a ridurre lo stress sul posto di lavoro, a dedicarsi al fitness e a momenti di benessere anche nei luoghi di lavoro. Prevedo dunque la nascita di una nuova categoria di vestiti “workleisure”, ovvero adatti sia per il lavoro che per il tempo libero.

 

Globalizzazione, delocalizzazione e problemi economici, ecologici e logistici legati alla distanza tra l’area di origine del prodotto e il mercato di sbocco sono caratteristiche e criticità già oggi rilevanti per il settore tessile. Come si evolverà secondo lei in futuro la situazione? La manifattura tessile crescerà ulteriormente per dimensioni e importanza in Medio Oriente, Africa, Asia e in Sud America, oppure potrebbe esserci una ripresa anche in Europa?

Una cosa è certa: sostenibilità e circolarità domineranno ogni settore nell’economia globale. Le filiera del tessile e dell’abbigliamento hanno una natura fortemente globalizzata, e dunque l’impatto su questo settore sarà maggiore che in altri. Fenomeni come re-shoring on-shoring, near-shoring e produzione locale saranno centrali nel settore del tessile e abbigliamento del futuro, e molti business trasferiti all’estero torneranno nei Paesi di origine. Inoltre le generazioni future seguiranno la filosofia 3R: ridurre, riciclare e riutilizzare, e certamente saranno più attente all’ambiente rispetto alle generazioni dei loro genitori e nonni.  Esisteranno due tipi di consumatori: quelli che crederanno nella lentezza, nella riduzione del consumo pro capite e nel riutilizzo della merce; quelli “consumistici”, che continueranno ad abbuffarsi nella moda veloce.Ma complessivamente si punterà sempre di più su prodotti sostenibili, riciclati e prodotti senza emissioni di carbonio. Ogni marchio globale dovrà garantire di essere sostenibile al 100% nel prossimo futuro, e la sfida maggiore sarà di tipo tecnologico: rendere effettivamente disponibile un volume così enorme di materiale riciclato. La tecnologia su questo fronte è ancora allo stadio nascente, è oggi fuori dalla portata del mondo in via di sviluppo (dove è attualmente fabbricato molto dell’abbigliamento venduto nel mondo), e potrebbe creare una barriera-non tariffaria di approvvigionamento per il mondo in via di sviluppo verso il mondo sviluppato a breve e medio termine.

Sebbene la natura ad alta densità di manodopera dell’industria manifatturiera dell’abbigliamento abbia aiutato a viaggiare attraverso continenti e Paesi negli ultimi quattro decenni alla ricerca di “manodopera a basso costo”, lo scenario sarà leggermente diverso nel caso della Cina e dell’India. A differenza di altri Paesi con meno popolazione (che possono permettersi di vestire la propria popolazione importando abbigliamento), Cina e India continuano a conservare una parte considerevole dell’industria manifatturiera per vestire la propria popolazione. Un fattore che sarà cruciale ma imprevedibile sarà il sentimento delle nuove generazioni. Mentre la caduta di M&S è stata in parte attribuita a una generazione di giovani britannici non patriottica, meno leale e attenta allo sconto, solo il tempo dirà come si comporteranno i consumatori del futuro.

L’industria tessile e dell’abbigliamento globale sta già esaurendo la sua capacità: stiamo producendo più vestiti di quanti ne possiamo consumare, e non potrà essere così in eterno. Il consumo pro capite di prodotti tessili nei Paesi a più alto reddito diminuirà, mentre quello del gruppo a basso reddito aumenterà ma leggermente. Con la crescita della popolazione mondiale solo dell’1% all’anno, ritengo – onestamente – che non vi sia molto spazio ulteriore per l’espansione complessiva del settore.

Ogni area geografica, che si tratti di Europa, Nord America, Medio Oriente, Asia o Africa, avrà la sua quota di produzione localizzata, e si diffonderà il concetto di micro fabbrica abilitata alla produzione su richiesta. La quota tradizionale della produzione standard si ridurrà per creare spazio alla produzione su ordinazione, e la produzione in serie sarà sostituita da una sorta di “personalizzazione di massa”.

 

Quali sono le qualità e le caratteristiche che l’azienda tessile del futuro dovrà avere per essere competitiva? Quali fattori conteranno maggiormente per fare business?

Le aziende tessili e dell’abbigliamento del futuro saranno agili, integrate verticalmente e sostenibili. Per raggiungere questo obiettivo, le aziende dovranno essere collegate digitalmente, avere un’alta fiducia tra i partner della catena di approvvigionamento, mantenere un inventario snello (o pari a zero), e dovrebbero essere idealmente a emissioni zero, oltre che neutre in termini di rifiuti e con un elevato indice di felicità delle risorse umane impiegate.



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