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Boselli. Tessuti a Como dal 1898. Intervista a Aldo Boselli – CFO Boselli & C. Spa
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Boselli. Tessuti a Como dal 1898

Intervista a Aldo Boselli – CFO Boselli & C. Spa

A cura di Luigi Torriani e Costanza Pol

BOSELLI & C. SPAStorica azienda tessile comasca fondata nel 1898, Boselli produce tessuti per abbigliamento e arredamento. La sede centrale dell’azienda è a Olgiate Comasco.

L’innovazione e la ricerca sui materiali sono temi centrali nella storia di Boselli, che già negli anni ’30 del Novecento affianca alla seta pure fibre artificiali come la viscosa e l’acetato, negli anni ’50 introduce il nylon, negli anni ’60 è la prima industria serica italiana a usare il filo di poliestere testurizzato in modo industriale e a partire dagli anni ’70 si specializza nel poliestere. Quali sono i pregi e i vantaggi del poliestere? 

Boselli nasce oltre cento anni fa come classica industria comasca che lavora la seta, introduce negli anni altre fibre con un’attenzione crescente al tema dell’innovazione e si focalizza poi sul poliestere, che rappresenta ormai da cinquant’anni il core business dell’azienda. Perché proprio il poliestere? Per varie ragioni, che riassumerei in questi termini: è una delle fibre sintetiche più utilizzate e di maggior successo nel settore tessile; ha una grande versatilità perché è una fibra termoplastica, che può essere modificata variando la temperatura e può assumere le caratteristiche anche estetiche di diverse fibre naturali; si può lavare e non deve essere stirato (e questo è un enorme vantaggio soprattutto nel caso dell’abbigliamento da lavoro, per esempio le divise indossate dalle commesse nei negozi o dalle hostess); si tinge a 130 gradi e ha una forte solidità dei colori al lavaggio; è facilmente lavabile anche nel caso di macchie particolarmente “insidiose” (per esempio le macchie di caffè); non ingiallisce con il sole (e questo è un grande pregio, per esempio, nel caso di utilizzo del tessuto per tendaggi e arredamento); può essere facilmente modificato per renderlo antifiamma e ignifugo (caratteristica fondamentale nel caso di utilizzo del tessuto in locali e pubblici esercizi).

 

Nel mondo tessile sono oggi imprescindibili i temi dell’ecologia e dalla sostenibilità ambientale. Come si muove Boselli su questo fronte?

Quello dell’ecologia (nel mondo tessile e in generale) è stato per molto tempo un argomento più di marketing che di sostanza, ma oggi sta diventando anche un tema concreto. Il diffondersi di immagini delle isole di plastica negli oceani o delle balene spiaggiate con lo stomaco pieno di plastica stanno contribuendo – dopo anni di sole chiacchiere – al diffondersi di una sensibilità ecologica vera e reale nelle persone e nelle aziende. 

Per Boselli il tema dell’ecologia ha a che fare essenzialmente con la questione del riciclo. Il poliestere riciclato è talmente simile a quello vergine che è praticamente impossibile distinguerli, e già oggi noi lavoriamo in parte con materiale riciclato. In linea teorica potremmo fare tutto con poliestere riciclato, ma è chiaro che ci vorranno anni per arrivare a un traguardo di questo genere. Questa comunque è la strada ideale.

Poi c’è tutto un discorso che si potrebbe aprire sul tema della ricerca di nuovi materiali a minore impatto ambientale, che però è un discorso molto più complesso di quanto si possa pensare. Noi abbiamo fatto un tentativo con una materia prima che deriva dal mais, ma non ha funzionato per due motivi: in primo luogo non riuscivamo a raggiungere gli standard qualitativi che il marchio Boselli richiede; in secondo luogo c’era chi obiettava che utilizzare il mais per produrre tessuti avrebbe potuto comportare – come soluzione diffusa adottata nel mondo tessile – delle criticità sul fronte della distribuzione di cibo e del problema della fame nel mondo. A un certo punto ci siamo dunque fermati su questo fronte, e abbiamo messo in primo piano – dal punto di vista del nostro impegno in ambito ecologico – il solo tema del riciclo del poliestere.

 

Como è storicamente tra i maggiori distretti tessili a livello internazionale. Com’è la situazione attuale del distretto e quali prospettive future si intravedono? Che peso ha oggi il brand “Como”?

A Como sta soffrendo – ed è praticamente morta – la produzione tessile destinata a clienti di fascia media, mentre si lavora bene su clienti di alta e altissima gamma, dal fast fashion ai grandi brand della moda. Si cerca dunque – ed è quello che facciamo anche noi – di mantenere da una parte uno zoccolo duro di produzione destinata a una fascia bassa e dall’altra di intercettare clienti di alta e altissima fascia investendo nella ricerca sul fronte dell’innovazione e della qualità del prodotto. Nel tessile per il lusso il marchio “Como” ha ancora la sua importanza, e secondo me continuerà ad averla in futuro. 

Il marchio Como oggi vuol dire – per il tessile – innovazione, qualità e sostenibilità. Non sono discorsi retorici ma questioni che hanno implicazioni fondamentali in tematiche molto concrete. I tumori – per fare un esempio importante – non hanno a che fare soltanto con fattori ereditari, con quello che respiriamo e con quello che mangiamo, ma anche con quello che vestiamo. Come è stato tinto il vestito che indosso? Che prodotti chimici sono stati usati? Di recente una mia amica – avendo urgentemente bisogno di ripararsi dal freddo e passando in quel momento davanti a un mercato – ha acquistato d’impulso un  maglione a basso prezzo e ha avuto subito un forte arrossamento e una forte irritazione alle braccia, finché a un certo punto l’ha preso e l’ha buttato. Che prodotto era? Da dove arrivava?

Parliamoci chiaro: certi prodotti chimici a Como non si usano, in Asia sì, e non ci sono controlli adeguati sulle importazioni dei capi finiti, non ci sono analisi in Dogana. E il grande paradosso è che i controlli e le analisi ci sono invece quando siamo noi ad esportare in Cina. Vi racconto a questo proposito un aneddoto che non so se fa più piangere o più ridere: di recente un importante brand americano, su una serie di capi d’abbigliamento che aveva fatto produrre in Cina e che erano in vendita negli Stati Uniti, dopo la fine dei saldi ha deciso di intervenire per ricollocare l’invenduto rimettendolo in vendita sul mercato cinese. Ma le autorità cinesi, dopo una serie di controlli, hanno respinto la merce in quanto non conforme agli standard di sicurezza sull’abbigliamento per il mercato cinese. Praticamente è avvenuto che per dei vestiti prodotti in Cina e regolarmente esportati e venduti negli Stati Uniti è stata vietata la vendita in Cina perché considerati non sicuri!

Una cosa è certa: chi acquista dei capi finiti prodotti a Como o dei capi realizzati con tessuti comaschi ha la certezza di avere a contatto con la propria pelle dei prodotti di qualità che sono stati realizzati senza l’utilizzo di sostanze chimiche pericolose. Mi sembra un punto di forza non da poco e un argomento importante per far capire alle persone i vantaggi che ci sono nell’acquistare il Made in Italy.

 

Boselli è un’azienda verticale che gestisce internamente tutte le fasi della produzione, a partire dal filato e fino al prodotto finito. Quali sono i vantaggi in questa gestione integrata della filiera? Quali sono – più in generale – i punti di forza di Boselli?

Oltre a quello che dicevamo poc’anzi – ovvero la qualità, sicurezza e sostenibilità dei prodotti – un altro punto di forza sta nella gestione integrata, al nostro interno, di tutte le fasi della produzione, dal filo al tessuto finito, con una verticalizzazione che consente anche di avere maggiore velocità nella fornitura del prodotto, oltre a dare maggiore flessibilità e maggiori garanzie sul piano dei controlli su quanto viene realizzato. Poi c’è un altro aspetto fondamentale: Boselli è un’azienda sempre più propositiva e creativa, che mette al centro i temi della ricerca e dell’innovazione e che oggi punta soprattutto sul dialogo e sull’interazione con il cliente. Stiamo riducendo la nostra presenza alle fiere, che sono mere occasioni di marketing, e stiamo invece incrementando la nostra presenza nelle aziende e la ricerca su articoli nuovi che partono dalle esigenze e dalle richieste del cliente. Ed è per questo – tra l’altro – che non creiamo, a differenza di alcune aziende del settore, un nostro e-commerce: la vendita sul web ha senso come vetrina standard e per proporre delle collezioni, mentre noi – sempre di più – puntiamo su prodotti speciali e realizzati ad hoc, su customizzazioni e personalizzazioni. 

 

Cosa pensa dell’andamento ed evoluzione del mercato tessile negli ultimi anni? Si è parlato a lungo di crisi; secondo lei, il settore tessile si può dichiarare fuori da essa? Attraverso quali investimenti?  

Le crisi ci sono sempre state e ci saranno sempre, e più un’epoca è attraversata (come la nostra) da forti venti di cambiamento e di innovazione, più è probabile che ci saranno aziende che chiudono perché non riescono a stare al passo con i mutamenti, ma ci sono anche altre aziende che invece si sviluppano e crescono più della media. Il tessile è il mestiere più vecchio del mondo, o quasi, ma negli ultimi anni è stato attraversato da cambiamenti enormi, e altri cambiamenti ci saranno in futuro. Ci saranno altre crisi e ci saranno sempre dei Paesi più sottosviluppati degli altri a rubare lavoro agli altri (già oggi produrre in Cina sta diventando troppo costoso e molti hanno già spostato la produzione altrove…), e questi sono movimenti epocali rispetto ai quali l’imprenditore non può fare nulla. Quello che l’imprenditore può (e deve) fare è trovare il modo di innovare per rimanere competitivo, investendo nella ricerca sui prodotti, nella formazione, nell’informatizzazione e nella digitalizzazione della propria azienda. Le opportunità per l’Italia e per Como ci sono e ci saranno, e non sarà facile coglierle ma dobbiamo provarci. 



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