Marco Fumagalli. Da MKF Mollificio alla passione per i motori

Marco Fumagalli. Da MKF Mollificio alla passione per i motori

Articolo a cura di Enrico Casartelli – Consulente, Professional Training, scrittore

Lo scorso 23 aprile la Vespa ha compiuto 76 anni e nella cittadina di Pontedera si è svolto un intero weekend dedicato alla “due ruote” che ha influenzato la moda e il costume degli italiani.

Leggendo le cronache di quel fine settimana ho pensato all’amico Marco Fumagalli che, oltre ad essere titolare della MKF Mollificio, è il maggior collezionista della mitica Vespa in Italia, e di conseguenza penso nel mondo.

Nelle cantine della villa di famiglia, che nel Seicento era un convento, Fumagalli ha ricavato uno spazio di 1.200 metri quadrati e, a 18 anni, ha iniziato ad acquistare vespe in tutti i luoghi che per lavoro, anche e soprattutto all’estero, visitava. L’attuale collezione ha circa duecento scooter di modelli differenti nella gamma del verde della prima produzione, poi il beige tra il 1952 e il 1955, il grigio, il verde metallizzato…

Oltre alle Vespe sono esposte migliaia di memorabilia: dai poster pubblicitari ai disegni originali dei brevetti. Una sezione è dedicata al mondo dei bambini con le prime Vespe giocattolo in metallo, prevalentemente di fabbricazione russa, fino quelle attuali elettriche.

Ho contatto telefonicamente Marco Fumagalli, che si trovava all’autodromo di Cremona per dei test sulla “Argo JMB19”, un prototipo sport del 1988, che utilizzerà a luglio nella “Le Mans Classic”. Stavo per fargli la prima domanda, ma lui subito mi ha “redarguito” ricordandomi che la Vespa fu presentata al pubblico un mese prima del 23 aprile 1946, per la precisione il 24 marzo a Torino durante la fiera della metallurgia e della meccanica.

C’è voluto qualche attimo per riprendermi dal suo “rimprovero”, per me grave in quanto appassionato di motori, però poi ho preso coraggio, mi sono schiarito la gola per guadagnare qualche secondo prezioso 😊 e alla fine gli ho chiesto:

 

Qual è il modello della tua collezione a cui sei più affezionato? E quello più raro? È una domanda che ti avranno fatto centinaia di volte, però è la più spontanea.

Sono particolarmente legato alla prima Vespa che ho usato: una 50 Revival del 1991, è stato il regalo per il diploma di maturità. Quello più raro è un veicolo del 1948 da corsa utilizzato per gareggiare nei circuiti cittadini di quei tempi. Pochi veicoli “ufficiali” prodotti dal reparto “corse”, come diremmo oggi, sono sopravvissuti; non più di una cinquantina, compresi quelli esposti al Museo Piaggio a Pontedera.

 

La tua passione per i motori è andata al di là della mitica Vespa e comprende tutto quello che ha un motore. Com’è nata e in cosa sei impegnato ora?

Già da bambino guidavo l’auto di mia madre in giardino e nel parcheggio dell’azienda. A circa 25 anni ho iniziato a gareggiare in pista e non ho ancora smesso. Ho guidato in quasi tutti i circuiti del mondo ad eccezione dell’Australia e del Sud America.

Inizialmente ho gareggiato con auto a ruote coperte, le classiche GT. Da circa sette anni utilizzo le monoposto d’epoca, le auto che nella memoria di noi, “baby boomers dei motori”, sono considerate quelle “autentiche”, cioè prive di aiuti elettronici. Ho guidato una Formula 3 del 1973 nel circuito cittadino di Montecarlo, a Brands Hatch e in altre piste. Con una Lola ho partecipato alla 24 ore di Daytona Storica e alla 12 ore di Sebring, in cui ho vinto nel mio raggruppamento.

 

Come fai a conciliare il tuo lavoro da imprenditore a quello di pilota?

La risposta è molto semplice e pratica: l’officina, in cui vengono eseguiti i lavori di ripristino e restauro di auto sport d’epoca, è nello stesso stabile dove svolgo la mia attività. Parzialmente anche questa passione è diventata una specie di lavoro che non svolgo direttamente, ma mi appassiona.

 

La MKF opera dal 1957 nel settore della produzione di molle industriali fino a diventare una delle realtà leader del settore. Quali sono le caratteristiche vincenti dell’offerta?

Quasi tutta la manifattura italiana nasce da una tradizione familiare, e anche nel mio caso; mio nonno fondò la fabbrica, poi questa è cresciuta sotto la direzione di mio padre e io spero di continuare aumentandone fatturato e profitti.

La cosa che più viene apprezzata dai clienti è lo studio e la reattività nel realizzare e concretizzare le loro richieste in breve tempo. Infatti parecchie aziende ci affidano lo studio e la realizzazione della molla o dell’ammortizzatore ponendo solo i requisiti tecnici; noi facciamo il progetto e realizziamo il prodotto rapidamente.

Da poco è stato attivato anche un sistema di “life test”, cioè testiamo la vita della molla a frequenze molto superiori a quelle che subirà durante il normale utilizzo, in pratica fino al raggiungimento del milione di cicli. Alcune piccole molle, per esempio quelle delle penne o spray o dosatori, a volte vengono testate anche a 20 cicli al secondo.

Non ho un settore merceologico “primario” perché fortunatamente la molla è un elemento presente in moltissimi oggetti e applicazioni. Nella MKF esistono quattro insediamenti produttivi caratterizzati da un settore specifico; semplificando il discorso le molle, che hanno un filo di diametro grande, sono rivolte alle sospensioni o applicazioni meccaniche generiche; quelle con filo sottile vengono utilizzate nel settore dell’arredamento o della distribuzione o di impiego medicale.

Anche il settore degli elettrodomestici sta rappresentando una bella fetta di fatturato; in passato era diminuito, ma attualmente si sta verificando un aumento dei volumi. Prima subivamo la concorrenza dei paesi dell’Est e della Cina, ma “forse” oggi si bada più alla qualità che al costo del prodotto.

 

Quali sono le strategie attuali e future della MKF Mollificio? Data l’alta dinamicità del mercato penso che sia impossibile o utopistico andare oltre i due, tre anni.

Sto aprendo nuovi sbocchi di mercato e cercando di ingrandirmi assorbendo piccoli mollifici e ottimizzando le produzioni. Negli ultimi dieci anni ho acquisito due medie aziende che hanno potuto così continuare a “vivere” e a produrre dell’ottimo fatturato.

 

Spesso in passato io e te ci siamo lamentati dell’alta burocrazia in Italia, che spegne tante iniziative imprenditoriali e private. Le cose sono migliorate ultimamente?

Purtroppo penso che continueremo a lamentarci. Ormai ci siamo abituati alla burocrazia, ma il fattore che più oggi penalizza l’imprenditore è la reattività. Tante regole ci ostacolano: dobbiamo leggerle, studiarle e spesso interpretarle perché nebulose. Per stare al passo con i cambiamenti, che il mercato richiede, bisogna agire tempestivamente e non possiamo sprecare tutto questo tempo.

 

Le ultime parole rilevano un’evidente e forte amarezza, ed è quello che tutti noi imprenditori, piccoli o grandi, proviamo. In relazione anche al punto precedente, mi sembra che in passato tu sia stato costretto a delocalizzare parte dell’attività aziendale o a cercare fornitori all’estero.

Per circa venti anni abbiamo avuto un magazzino in Romania che è servito a fornire quel mercato. Attualmente non ho più questa esigenza per diversi motivi. I clienti di quei territori si rivolgono all’estero con più facilità e ricevono la merce direttamente dall’Italia; le generazioni più giovani sono cresciute imprenditorialmente, parlano diverse lingue e si rivolgono a mercati al di là dei loro confini.

Per il discorso forniture ci sono dei materiali che vengono prodotti da poco e quindi al momento non hanno le caratteristiche qualitative dei fornitori esteri, ma penso che in futuro si riuscirà a colmare questo gap. Di sicuro resterà la differenza di costi dovuta al prezzo dell’energia; questa non ha regole e causa difficoltà più ad aziende grandi che a quelle piccole, in contrasto a ciò che ci può sembrare logico.

 

La tua azienda ha parecchi dipendenti. Suppongo che tu abbia bisogno di personale specializzato. Hai difficoltà nel trovarlo?

In totale ho sessanta dipendenti considerando anche i lavoratori interinali. La mia attività è un po’ di nicchia e può essere definita specifica perché non tutti sanno come viene prodotta una molla, ma ti assicuro che fondamentalmente è un lavoro manuale, come in una qualsiasi officina meccanica. Ci sono macchinari meccanici che stanno per essere sostituiti da quelli CNC e gli operatori di “vecchio stampo” sono ormai in età pensionabile. Credo che i giovani non abbiano difficoltà nell’imparare questo lavoro, però trovo molte difficoltà a inserirli, a invogliarli e ad accendere quella voglia di “costruirsi” un futuro imparando questo tipo di lavoro che è manuale, ma ricco di trucchi e malizie da conquistare solo con la pratica. Mi auguro di sbagliare, ma penso che la gioventù italiana desideri indirizzarsi più verso la scrivania che verso il carrello degli attrezzi.

 

In questo caso Marco e io abbiamo esperienze molto diverse… per fortuna. Quanto e come il covid ha influito sull’attività produttiva e commerciale della tua azienda? Aggiungi anche questa maledetta guerra…

Ovviamente questi ultimi due anni sono stati un po’ difficili, però non è mancato il lavoro e il fatturato non è sceso. Si è fermato l’automotive, ma il settore della distribuzione automatica ha fatto balzi da gigante; ho reimpiegato temporaneamente gli addetti coinvolti in questo fermo su altre produzioni per tornare, oggi, alla situazione originale.

Quando ci sembrava di uscire dalla pandemia siamo entrati in un nuovo tunnel, quello tremendo della guerra; questo mi sembra ben più grave perché non dipende dalla volontà di tutti, ma di pochi. Per risolvere il problema Covid i ricercatori hanno lavorato incessantemente con un unico obiettivo: fermare il dilagare del virus. Non si può applicare lo stesso metodo per bloccare la guerra: ogni nazione ha delle libertà di movimento limitate o ricattabili dalle altre e quindi vedo molto più difficile rimanere su un’unica strada che porti alla stabilità dei paesi coinvolti nel conflitto bellico.



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